numero 14
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26 luglio 2010
Frankenstein. Ovvero il Prometeo moderno
Shelley Mary
 
2005 Newton & Compton

La creazione che sfugge al "limite".
30/06/2007

L'argomento trattato nel celeberrimo "Frankeinsten", è da molti considerato la base nella fondazione dell'intero filone fantascientifico. Anche se le tematiche contenute nel testo della Shelley, riguardano invero diversi aspetti che vanno dalle vicende personali della scrittrice, alle vicende storiche e alle scoperte scientifiche dell'epoca, esse vengono rappresentate nel libro da narrazioni di immagini fantasmatiche e terrifiche che riguardano i continui attraversamenti inconsci sia individuali che sociali circa la questione del bene e del male che accompagna ogni "superamento di un limite". Nella lettura del Frankenstein il lettore si trova sollecitato ad un continuo identificarsi ora con Victor, scienziato folle, ora nella "creatura", mostro senza storia e senza nome, ora con Elisabeth, presenza eterea e mediatrice. Tra i tanti aspetti citati delle tante tematiche affrontate dal libro ve nè uno in particolare interessante da sottolineare, un aspetto che riguarda la "fantasia insita nella scoperta scientifica". Tale dinamica fantasmatica arriva fino ai giorni nostri quasi intatta e si consolida nella paura e desiderio della "creazione che sfugge al controllo dell'uomo" che va cioè oltre la morte e l'etica. Una "creazione" tecnologica, scaturita dalla scintilla elettrica che una complicata macchina infonde in ciò che non è più vitale invertendone il destino verso l'immortalità. Oggi potremmo dire non diversa dalla scarica elettrica che in rianimazione fa ripartire un cuore. Ma nell'opera le "probabili" conseguenze nefaste delle scoperte della scienza vengono rappresentate con paura verso quella ostinazione umana a voler essere immortali ed aver voluto così eguagliarsi a Dio, cosa per la quale l'uomo stesso viene punito, obbligato a rispecchiare il suo delirio onnipotente ora realizzato (frankestein) in un se stesso mostruoso ed orrifico (la creatura). Victor "si mangerà il fegato" per non voler riconoscere di aver creato un mostro non controllabile, mentre l'automa soffrirà per tutta la sua vita una ricerca di identità paradigmatica della nevrosi dell'uomo moderno.
In questo il mito di prometeo è pienamente rispettato. L'opera della Shelley, osservata da questo punto di vista pare scaturire, nel passaggio storico che va dal tardo medioevo al periodo che va verso la modernità (1700, 1800), dalle riflessioni legate alla scoperta dell'elettricità di Galvani. Il testo della Shelley contiene anche queste paure, legate alle scoperte di Luigi Galvani che ritroviamo in una pubblicazione del nipote Giovanni Aladini "An Acount of the late improvement in galvanism", comnpreso il resoconto di alcuni interessanti esperimenti; come l'uso degli archi elettrici, con i quali si era riusciti ad infondere il movimento in un cadavere tanto da dare l'impressione di farlo tornare in vita. Aladini infatti aggiungeva in questo saggio, che in determinate condizioni forse si sarebbe potuta ripristinare anche la vita stessa (Giovanni Aladini 1803).
Frankenstein, come rappresentazione che sfugge al limite, è per noi "fulminante" spunto di riflessione sui limiti la responsabilità il senso etico della cura che accomuna intensivisti e psicologi.
a cura di
C. Dolcemascolo
S. Vasta

ulteriori approfondimenti in rete:http://it.wikipedia.org/wiki/Frankenstein Collegamenti: altri autori: sul limite della cura:Il signore dei sogni Roger Zelazny Sellerio, recensione su Timeoutintensiva.it numero 0 che potete rintracciare qui sul sito nel nostro archivio digitale dei numeri passati

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